David Bowie e il cinema, tra cameo e personaggi iconici

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Qualche mese fa sul canale YouTube di MTV è apparsa una vecchia intervista, rinata dalle ceneri di chissà quale archivio o quale vecchio magazzino: era il 1985 e, nel backstage del Live Aid, seduti comodamente su un vecchio divanetto dai colori spenti, David Bowie e Thomas Doldy (oggi produttore musicale) discorrevano di scalette e sette note. Finché Bowie non ha confessato al giornalista di essere impegnato anche sul set di un film, diretto da Jim Henson, specificando che si trattava di un “film per bambini”. Il giornalista, sorpreso e divertito, gli ha chiesto: “Davvero?”. E un imbarazzato Bowie ha risposto: “Sì, è carino”.

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Qualche blogger, rivedendo quell’intervista, ha sottolineato l’evidente paradosso di quei 3 minuti e 20 di filmato venuto fuori dal passato, in cui ci viene ribadito con schiettezza quanto cambino le prospettive e le opinioni dopo che l’acqua è passata sotto i famigerati ponti. Nel 1985 un giornalista non è riuscito a trattenere una risata di fronte all’immagine di Bowie impegnato sul set di un film “per bambini”. Eppure, nessuno (o quasi) ha deriso Bowie vedendo Jareth, il re dei Goblin, in Labyrinth, prima sul grande schermo e poi – negli anni a venire – più e più volte su quello piccolo. Perché Bowie, inutile a dirsi, è uno dei pochi del suo tempo ad essere riuscito ad attraversare trasversalmente il pacchetto dei mass-media, arrivando all’invidiabile obiettivo – per dirlo con le parole del biografo David Buckley – di “contribuire alla musica pop” con “l’abilità incredibile di analizzare e selezionare idee al di là del mainstream, attingendo dall’arte, dalla letteratura, dal teatro e dalla musica”. Un creatore di “personaggi” musicali e non, che ha lasciato un’impronta indelebile nel pop, inteso non solo come corrente musicale, ma culturale.

 

David Bowie, cinema e musica

L’esperienza di David Bowie con la settima arte inizia in realtà in tempi non sospetti, studiando teatro e debuttando proprio sul palco. Il vero riconoscimento di Bowie come attore ha però luogo nel 1976, grazie al ruolo da protagonista ottenuto nel film diretto da Nicolas Roeg L’uomo che cadde sulla terra. La sua interpretazione dell’alieno Thomas Jerome Newton ancora oggi viene considerata la migliore di tutta la sua carriera cinematografica (non a caso, Bowie portò a casa un Saturn Award come Miglior Attore), eppure Bowie per qualche anno preferisce Broadway ad Hollywood, concedendosi – come farà spesso negli anni a venire – qualche breve (e intenso) cameo. Tornerà ai ruoli importanti sul grande schermo con The Hunger (1983, Miriam si sveglia a mezzanotte) e Labyrinth (1986), mentre nel 1988 vestirà i panni di Ponzio Pilato ne L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese.

La filmografia di David Bowie è in realtà una lista molto lunga, costellata più da sperimentazioni attoriali che da veri e propri successi intramontabili: del resto nessuno ha mai preteso dall’eccezionale musicista che intraprendesse una seria e pensata carriera ad Hollywood, assecondando e approvando le sue scelte anche in questo caso “oltre il mainstream”, come il cameo in Yellowbeard dei Monty Python o la sua ‘versione’ di Andy Warhol in una piccola scena in Basquiat. Insomma, il polistrumentista David Bowie ‘strumentalizzava’ anche il cinema per dare vita a caricature di sé, la più iconica delle quali resta probabilmente quella nel cult Zoolander, dove – nei panni di se stesso – dà inizio a una sfida ‘sulle passerelle’ tra Owen Wilson e Ben Stiller, tanto esilarante quanto indimenticabile.

Sarà quel mix di ironia, coraggio e autogestione che ha reso Bowie un’icona pop anche nel mondo del cinema, dove si divertiva a giocare con la propria immagine e la propria musica, sforando spesso nel panorama più inter-culturale delle colonne sonore. Quasi il ricordo di Bowie si sovrappone a quello di Jareth, il re dei Goblin, quando dichiarava: “Sono esausto di vivere all’altezza delle tue aspettative”, perché così potrebbe essere riassunto il viaggio del Duca Bianco davanti alla macchina da presa: sregolato, indipendente e memorabile.

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