Da Jobs a The Founder, il sogno americano nel cinema

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Il sogno americano è uno dei temi principe del cinema americano: da Jobs a The Founder ecco alcune pellicole che ne sono l'emblema
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Se c’è una cosa che gli americani hanno esportato in tutto il mondo è la capacità di sognare e il sogno americano: non a caso la loro industria più fiorente è quella del cinema, una gigantesca macchina fabbrica-sogni (e soldi) chiamata Hollywood.

Da Jobs a The Founder, il sogno americano nel cinema

Avere le chiavi dell’immaginario del mondo occidentale non è cosa da poco e i semi dell’American Dream sono ben piantati nelle nostre teste da generazioni, insieme all’arsenale di suggestioni da “film americano”: gli inseguimenti in auto, i campus universitari e le scuole superiori con gli armadietti, la convinzione che dal niente si possa arrivare al tutto, grazie solo ed esclusivamente all’impegno e alla buona volontà. Questo è l’American Dream, il sogno americano, e noi lo riconosciamo a prima vista, soprattutto quando lo vediamo raccontato in un film.

Michael Keaton in The Founder

Gli ingredienti per un perfetto film in stile American Dream

Per confezionare una storia così ci vogliono pochi ed irrinunciabili elementi: un’infanzia ordinaria ma difficile, un’adolescenza border line e un’idea geniale che all’inizio viene considerata folle da tutti. Poi è necessaria la consacrazione, il momento di crisi, e il fine vita: sarebbe importante che si trattasse di una storia vera.

Come nel caso di The Founder, con Michael Keaton nei panni di Ray Kroc, un venditore di frullatori che fiuta l’affare nel chiosco di hamburger dei fratelli Mc Donald: lo abbiamo visto, in una delle clip che anticipavano l’uscita, chiedere agli sprovveduti fratelli McDonald di dargli retta, di esportare il loro marchio, “per il bene dell’America”.

E se Ray Kroc e la sua testardaggine hanno regalato al mondo McDonald’s, abbiamo visto sul grande schermo anche la storia del genio del XXI° secolo, Steve Jobs, che dal garage di casa sua è entrato dritto nella storia dei nostri giorni. Non sappiamo se finirà nei libri di storia, ma intanto la sua vita è già finita in un film all’età di 32 anni: lui si chiama Mark Zuckerberg e forse tra 100 anni non lo ringrazieremo per aver inventato Facebook, intanto però lui era un ragazzo come tanti e il suo “american dreams” si sta ancora realizzando, giorno dopo giorno.

Queste sono solo alcune delle tante storie raccontate dal cinema americano per santificare il suo filone più rappresentativo: c’è il bambino con problemi di apprendimento che arriva a stringere la mano al presidente degli Stati Uniti, Tom Hanks in Forrest Gump; c’è l’esule cubano ex lavapiatti che diventa ricchissimo e potente grazie al crimine, Al Pacino in Scarface; c’è il pugile italo-americano che dopo una vita di lavoro e soprusi diventa il simbolo dell’America che vince contro il cattivo (e baro) russo, Sylvester Stallone in Rocky.

E di base c’è il grande affetto che lega il pubblico mondiale a questa rappresentazione del sogno, che a ben vedere ha preso vita proprio da quel discorso memorabile di Martin Luther King nel 1963: lui aveva un grande sogno che è diventato realtà e a tutti noi piace pensare che anche i nostri sogni possano diventarlo, senza bisogno di formule magiche o di stratagemmi ma solo grazie a noi stessi e al nostro coraggio.

La vita di tutti i giorni è un’altra cosa, ma a cosa serve il cinema se non a sognare?

Crediti foto@Ufficio stampa Videa

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