Pugilato: Socci, a breve sfida titolo italiano poi nuova scalata a europeo 

La data ancora non è certa ma lui è pronto. A fine settembre-inizio ottobre si prenderà quel titolo italiano dei pesi welter che gli consentirà […]
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La data ancora non è certa ma lui è pronto. A fine settembre-inizio ottobre si prenderà quel titolo italiano dei pesi welter che gli consentirà di ritentare la scalata all’europeo: così Dario Socci, classe ’88, conosciuto anche come ‘Italian trouble’, salernitano doc ma romano d’adozione, una lunga e consistente carriera internazionale alle spalle, intende chiudere la lunga, lunghissima attesa per un match che il lokcdown anti-Coronavirus ha reso quasi inafferabile. 

“Quello contro Tobia Loriga,l’attuale campione italiano, sarà il mio primo incontro in Italia, un grande traguardo per me che ho combattuto tutta la mia carriera esclusivamente all’estero per sfide anche molto importanti, dai titoli Gba e Gbu all’Inter-Continentale Ibf “, elenca raccontando di quel viaggio “all’inverso” che dai 18 ai 32 anni lo ha portato in giro per il mondo: Spagna, America, Messico e poi ancora, Sudafrica, Giappone e Germania. Una strada praticamente obbligata per chi della boxe, in Italia, vuole farne una professione e vivere solo di questo. 

“Le borse che si guadagnano quì sono veramente povere. All’estero è completamente diverso. Gli appannaggi sono molto più alti, puoi vivere di boxe e sei stimato come atleta. Restare in Italia invece significa fare il pugile part-time, dividendo la passione con un ‘secondo’ lavoro”, spiega ancora Socci. Il pugilato, d’altra parte, vive da parecchi anni un declino che lo condanna ad un circolo vizioso: borse povere, pochi pugili, pochi spettatori…fuga degli sponsor. 

“Il nostro è considerato uno sport secondario e negli ultimi 20 anni si è progressivamente persa la cultura pugilistica. Ci si è concentrati quasi esclusivamente sul calcio: le palestre sono vuote di professionisti e si fa sempre più fatica ad avere un grande pubblico agli incontri: vende più una partita di serie D che un match di alto livello. E invece bisognerebbe tornare a trasmettere la passione per il pugilato. Servirebbe una operazione culturale vera e propria “, dice. Eppure, annota, film immortali come Rocky o Toro Scatenato sono lì a dimostrare che “le storie dei pugili, anche se hollywoodiane, piacciono e tanto”.  

Ma a scalzare la ‘nobile arte’, oltre al calcio, anche la più sanguigna MMA: “sono le arti marziali miste, calci pugni e prese; molto più facile da capire per un pubblico a cui piace la ‘rissa tra galli’, molto più scenografica e veloce. In tre round, la metà di un match di pugilato, gli incontri si chiudono per Ko. E gli sponsor ,ovviamente, sostengono questo fenomeno”, racconta a malincuore Socci. Ma questo anche perchè, spiega ancora, “oggi il pugilato è cambiato: io la chiamo ‘boxe gourmet’, non ci si picchia più e basta, si è evoluta, si seguono degli schemi che però senza una preparazione il pubblico non può cogliere nell’immediato. Ora è complesso e raffinato come una partita a scacchi, e per questo anche più difficile da capire, e quindi da apprezzare”, si accalora.  

Restituire dignità al pugilato dunque il suo obiettivo che passerà anche dalla palestra che aprirà a Roma il prossimo settembre, la Fortitudo Boxing Club. Conto alla rovescia perciò per un match annunciato ormai quasi un anno fa: “i miei rituali? Semplici, in allegria, senza nessun tipo di scaramanzia: il bendaggio, lo stretching, i colpi a vuoto, i pads, e poi tanta musica”, racconta svelando la sua predilezione per Mina, soprattutto quella anni ’70, che arriva fino ad un tatuaggio, forse il più piccolo in quella selva di disegni che circoscrivono i muscoli: la sua firma copiata da un biglietto di auguri ricevuto un Natale di qualche anno fa. E lasciando il trash talking ad altri, “non mi appartiene”, di Loriga dice: “lo stimo molto, in bocca al lupo”.