Paola Turci: “Ipocrita vietare grandi live e aprire discoteche” 

(Adnkronos/Cinematografo.it) – “C’è molta ipocrisia” nella gestione dell’emergenza Covid: “Non ha senso penalizzare la musica vietando i grandi concerti, quando poi la gente va in […]
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(Adnkronos/Cinematografo.it) – “C’è molta ipocrisia” nella gestione dell’emergenza Covid: “Non ha senso penalizzare la musica vietando i grandi concerti, quando poi la gente va in discoteca”. Lo ha detto Paola Turci, ospite della prima edizione del ‘Lecco Film Fest – Donne oltre gli sche(r)mi’. “Questo periodo di Covid l’ho vissuto da sola, con il mio cagnolino, vicino al mare. Una situazione di massimo privilegio. Ho cercato di mantenere la calma, credo di non comprendere a fondo quello che sta succedendo. Nessuno poteva immaginarsi niente di simile. Non si poteva uscire, non ci si poteva incontrare. Noi non siamo pronti a questo. In più c’è molta ipocrisia. Non ha senso penalizzare la musica vietando i concerti, quando poi la gente va in discoteca”. 

“Attraverso le mie canzoni penso di aver raccontato la donna a tutto tondo. Sono cresciuta in una famiglia matriarcale. Capisco le difficoltà, le sfide. E cerco di trasmetterle con la mia musica”, ha raccontato la cantautrice. Non a caso il nome dell’incontro con l’artista romana è ‘Fatti bella per te’, come la sua famosa hit. “L’hanno definita una canzone femminista. E io penso di esserlo. Vorrei la parità tra i sessi, tutti siamo esseri umani allo stesso livello. Essere diversi non è uno svantaggio”. E prosegue: “Sono una persona fragile, molto sentimentale, anche cinica. La mia fragilità è nel mio essere sensibile. Piango davanti alle ingiustizie, davanti agli indifesi. In un primo momento mi fa molto male. Poi reagisco”.  

Paola Turci parla anche del suo romanzo Mi amerò lo stesso, incentrato sul terribile incidente stradale che ha avuto nel 1993 sulla Salerno-Reggio Calabria. “Ho impiegato parecchio tempo per amarmi lo stesso. Ho scritto questo libro per mettermi al muro, per spiegare ciò che mi era successo. Mi sono nascosta a lungo. Poi ho capito che tutti dovevano sapere”. Tanti gli argomenti, anche il #MeToo: “Non si possono rivendicare i propri diritti urlando, aggredendo. Questo è il loro limite”. E infine si passa al cinema: “Volevo diventare un’attrice. Un anno prima dell’incidente ho fatto un corso di teatro. Scola mi ha chiamato per un provino. Il film era Mario, Maria e Mario. Mi sono fiondata da lui. Due settimane dopo mi ha telefonato per dirmi che non mi aveva scelta, ma è stata comunque un’esperienza incredibile”.