Addio a Milton Glaser, maestro del design con il logo ‘I love New York’ 

di Paolo Martini   Addio all’artista e illustratore statunitense Milton Glaser, maestro e principe dei graphic designer del secondo Novecento, che ha cambiato il vocabolario […]
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di Paolo Martini  

Addio all’artista e illustratore statunitense Milton Glaser, maestro e principe dei graphic designer del secondo Novecento, che ha cambiato il vocabolario della cultura visiva americana degli anni ’60 e ’70 con manifesti, riviste, copertine di libri e dischi dai colori vivaci, celebre per il poster del 1967 di Bob Dylan con i capelli psichedelici e popolare per l’iconico logo “I love New York”. E’ morto ieri, nel giorno del suo 91esimo compleanno, a Manhattan. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla moglie Shirley Girton al “New York Times”, precisando che il marito è deceduto in seguito ad un ictus collegato ad un’insufficienza renale. 

La capacità di innovazione espressiva, unita all’utilizzo di tecniche sempre nuove, hanno consentito a Glaser di mantenere una posizione di grande rilievo nella grafica contemporanea, lasciando un segno schematico ed essenziale che spesso si è richiamato alle avanguardie artistiche novecentesche, conosciute grazie a Giorgio Morandi, di cui fu allievo durante un giovanile soggiorno in Italia.  

E’ stato il fondatore con l’editore Clay Felker nel 1968 del “New York Magazine”, facendone una palestra di invenzioni grafiche fino al 1977, anno in cui ha lasciato la direzione della rivista. Glaser divenne noto presso il grande pubblico disegnando il poster promozionale per il lancio di un disco di Dylan, poi diventato la copertina dell’album “Bob Dylan’s Greatest Hits” (1967): un semplice contorno della testa del cantautore, basato su una sagoma di un autoritratto in bianco e nero di Marcel Duchamp, a cui aggiunse fasce ondulate di colore per i capelli, con un richiamo mutuato dall’arte islamica. Il poster fu eletto a simbolo della controcultura, vendendo oltre 6 milioni di copie nel mondo. Altri iconici poster sono stati realizzati da Glaser per Olivetti (con un richiamo all’arte rinascimentale), Campari (con un riferimento alle nature morte del suo maestro Morandi) e per il 50° anniversario della Vespa Piaggio nel 1996 “Vespa 50 – 50 years of Vespa”). 

Nato a New York il 26 giugno 1929, dopo la laurea in storia dell’arte alla Cooper Union di New York, con una borsa di studio (1951) Glaser frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove studia incisione con il pittore Giorgio Morandi. Al ritorno, nel 1954, a New York fonda, diventandone presidente, con Seymour Chwast, Reynolds Ruffins ed Edward Sorel il Push Pin Studio, che si occupa di grafica creativa: nello staff entreranno i più dotati grafici dell’epoca come Paul Davis, John Alcorn e James McMullan. “Push Pin Style” è stato poi il titolo di una grande mostra collettiva allestita nel 1970 al museo parigino del Louvre con il sostegno di Olivetti.  

Grazie a una miriade di influenze e di stili il Push Pin Studio attirò l’attenzione di riviste e agenzie pubblicitarie, in gran parte attraverso l’influente pubblicazione promozionale “The Push Pin Almanack” (successivamente rinominato “Push Pin Monthly Graphic”).  

Glaser ha realizzato oltre 400 poster nel corso della sua carriera, raccolti nel libro “The Push Pin Graphic: A Quarter Century of Innovative Design and Illustration” (2004). Uno dei più acclamati è stato quello realizzato nel 1970 per la macchina da scrivere Olivetti ‘Valentine’ creata da Ettore Sottsass e Perry King: nel suo manifesto cita testualmente la pittura elegiaca del pittore fiorentino quattrocentesco Piero di Cosimo, mostrando un cane meditativo sul prato accanto alla macchina portatile rossa. Più tardi, nel 1983, Glaser interpreta sempre per Olivetti in chiave botticelliana le nuove macchine per scrivere elettroniche.  

Nel 1974 fonda il suo studio di design Milton Glaser Inc, sviluppando una vasta mole di progetti, tra cui la grafica per i grandi magazzini Grand Union, la pittura murale per il New Federal Office Building a Indianapolis, il parco di divertimento Sesame Place in Pennsylvania, la grafica dei ristoranti al World Trade Center di New York, il logo per la campagna anti-Aids per l’Organizzazione mondiale della sanità e il logo e il packaging per Brooklyn Brewery. 

Nel 1976 il celebre grafico partecipa alla Biennale di Venezia nella mostra collettiva “Autentico ma contraffatto”, a cura di Pierluigi Cerri, insieme a Roman Cieslewicz, Paul Davis, Richard Hess e Tadanori Yokoo.  

Sempre nel 1976 crea il logo “I ♥ NY” per la campagna di promozione del turismo nello stato di New York poi lanciata l’anno successivo. Abbozzato sul retro di una busta con un pastello rosso durante una corsa in taxi, è stato stampato con lettere nere con un cuore rosso ciliegia che indica la parola “amore”. Il logo è diventato ben presto un simbolo riconosciuto di New York, quasi come l’Empire State Building o la Statua della Libertà. “Sono sbalordito da quello che è successo a questa piccola, semplice idea”, raccontò Glaser in un’intervista a “The Village Voice” nel 2011. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, le magliette abbellite con il logo di Glaser sono state vendute in milioni di esemplari in segno di solidarietà alla metropoli ferita. Glaser progettò anche una versione modificata – “I ♥ NY More Than Ever” – con un livido scuro sul cuore – che fu distribuita come poster in tutta la città e riprodotta sulla copertina di “The Daily News” il 19 settembre 2001. Da tempo il graphic artist aveva donato i diritti sul luogo alla municipalità newyorchese.  

Nel 1983 Glaser fonda Wemg, uno studio grafico specializzato nell’editoria. Il suo apporto anche in questo campo è stato notevole, con lavori importanti per “L’Espresso”, “The Washington Post” e “Fortune”. Particolarmente nota, presso i grafici, è la tecnica di stampa da lui inventata, chiamata ‘split fount’: consiste nell’immettere nel calamaio della macchina da stampa inchiostri di diversi colori, in modo che si produca una stampa in cui le morbide sfumature di colore sono rese con imprevedibili effetti.  

L’opera di Milton Glaser ha avuto un enorme impatto sull’illustrazione contemporanea e il moderno design. Ha ottenuto centinaia di premi e riconoscimenti da prestigiosi istituti (Art Directors Clubs, American Institute of Graphic Arts, Society of Illustrators e Type directors Club, tra gli altri). Nel 1979 fu eletto socio onorario della Royal Society of Arts di Londra e membro dell’Agi (Alliance Graphique International). Le sue opere sono esposte nei più grandi musei e nelle più importanti gallerie, come il Museum of Modern Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, al Museo d’Israele di Gerusalemme, il Musée de l’Affiche di Parigi. Ha insegnato a New York, sia alla School of Visual Arts di Manhattan che alla Cooper Union. Nel 2009 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli ha consegnato la National Medal of Arts, “per il suo eccezionale contributo allo sviluppo dell’arte grafica”. 

Milton Glaser, grazie alla giovanile frequentazione di Giorgio Morandi a Bologna, era molto legato all’Italia. Nel 1989 a Bologna venne organizzata dalla Olivetti una mostra intitolata “Giorgio Morandi-Milton Glasser”. Nel 1992 è stata presentata ad Arezzo la mostra “Milton Glaser-Piero della Francesca”: curata da Andrea Rauch, comprendeva 49 disegni eseguiti dal graphic artist per le celebrazioni del quinto centenario della morte del maestro rinascimentale.