Abbiamo parlato troppo presto. Credevamo che la decisione di donare l’intero compenso in beneficenza per la presenza al Festival di Sanremo, potesse placare le polemiche che già stavano piovendo su Adriano Celentano e invece, a quanto pare, non tutti sono d’accordo con la decisione del ‘molleggiato’.
In occasione della conferenza stampa di presentazione del Festival tenutasi ieri 31 gennaio, Gianni Morandi e Gianmarco Mazzi hanno rivelato che tutto quello che il cantante guadagnerà per la sua presenza a Sanremo verrà donato ad Emergency e ad alcuni sindaci italiani, che dovranno poi indirizzarli a loro volta alle famiglie bisognose dei loro comuni.
Se alcuni dei sindaci in questione (Giuliano Pisapia di Milano, Massimo Zedda di Cagliari, Matteo Renzi di Firenze, Flavio Tosi di Verona) hanno ringraziato ed elogiato anche il fatto che la beneficenza attraversasse tutta l’Italia (altre città scelte da Celentano sono state Bari, Napoli e Roma), c’è chi ha avuto da ridire sul gesto di Celentano, in particolare alcuni esponenti politici.
Davide Caparini, capogruppo della Lega Nord in Vigilanza Rai, ad esempio, ha dichiarato: “Mi sono quasi commosso quando ho letto delle intenzioni di Celentano di dare in beneficenza quanto andrà a guadagnare con la sua partecipazione a Sanremo. Peccato però che quelli siano soldi dei contribuenti”.
Davide Cavallotto, altro deputato della Lega Nord, ha commentato: “Dopo la vergognosa pubblicità fatta intorno all’immorale compenso di Adriano Celentano per Sanremo, i telespettatori dovrebbero cambiare canale durante la sua esibizione e non pagare più il canone Rai per versare in beneficienza i soldi risparmiati”.
Anche Adriana Poli Bortone, cofondatrice di Grande Sud, ha polemizzato sulla scelta del cantante di dare in beneficenza i soldi del suo cachet: “Anche se Celentano darà il suo compenso in beneficenza resta irrisolto il problema di come vengono utilizzati i soldi del canone di possesso dei televisori, impropriamente definito canone Rai. Soldi che secondo la legge 422 del 93 dovrebbero andare in parte alle tv locali, oggi ancora più in difficoltà. Per questo confermiamo il nostro sciopero del telecomando. Inviteremo quindi i nostri iscritti, i nostri elettori e tutti i nostri simpatizzanti a sintonizzarsi sulle tv locali, che per l’occasione potrebbero trasmettere musica identitaria, quando Celentano sarà sul palco. Quando si esibirà a compensi normali ascolteremo con piacere le sue canzoni, ma non i suoi sermoni”.
Marco Tarquinio, direttore dell''Avvenire', rispondendo ai suoi lettori, continua a ritenere tutto il compenso di Celentano "una brutta faccenda": "Il Molleggiato, infatti, avrà gratuitamente preso e gratuitamente dato, gli sponsor saranno soddisfatti e si sentiranno anche un po' più buoni, tutti saremo edificati dal disinteresse guascone del più originale e incantatore degli inaffondabili della grande canzonetta italiana, ma la Rai nella testa di tanti - che cambino o non cambino canale o addirittura arrivino a spegnere la tv - resterà quella che in tempo di duri sacrifici continua a elargire cifre da capogiro ai soliti noti" scrive il direttore nel suo lungo intervento.
Insomma, poco importa che Celentano dia il suo compenso a chi ne ha bisogno. Per alcuni, il problema non si risolve in questo modo: voi cosa ne pensate?
di Grazia Cicciotti
Funweek.it