Ieri sera, 21 Febbraio 2012, a Ballarò si è discusso della rinuncia alla candidatura di Roma ai Giochi Olimpici.
A quanto pare, tale decisione avrà ripercussione anche su altri imponenti progetti.
Con i 10 miliardi di fondi che dovevano essere stanziati per le Olimpiadi, l’amministrazione contava infatti di portare a termine alcune opere incompiute.
Fra tutte spicca la Città dello Sport a Tor Vergata che rischia di diventare definitivamente una cattedrale nel deserto.
Tale progetto ha avuto fin ora un costo di oltre 200mila euro all’anno.
L'opera, nata per i mondiali di nuoto del 2009, doveva essere consegnata nella primavera di quell’anno, ma il cantiere resta immobile!
L'intero progetto, firmato dall’archistar spagnolo Santiago Calatrava, prevedeva un palazzetto di 15.000 posti a forma di conchiglia tropicale, diverse piscine olimpioniche, al coperto e all'aperto, piste di atletica e infine una torre del rettorato dell'università, alta circa 90 metri.
Inoltre era prevista la realizzazione di un campus per ospitare gli studenti universitari e gli atleti, altre piscine olimpioniche per l'allenamento degli atleti, e la ristrutturazione del vecchio impianto sportivo del Foro Italico.
Sorge nella zona sud di Roma, in una area già densamente popolata dal secondo Ateneo romano, che movimenta 40mila persone ogni giorno ma che non è servita a dovere dal trasporto pubblici.
Il progetto è cambiato in corso d’opera, con l’immancabile lievitazione dei costi e dei tempi di consegna, arrivati a ben 608 milioni di euro.
L’archistar spagnola aveva anche progettato interventi di viabilità, urbana per arrivare più facilmente alla futura Città dello Sport con collegamenti viari nuovi tra l’area di Tor Vergata, una stazione della metropolitana, probabilmente sulla
possibile diramazione della futura linea C e due ponti, per scavalcare agevolmente la bretella autostradale tra il Gra e la Roma-Napoli.
Nel 2010 il comune di Roma ha spostato da Tor Vergata al prolungamento della metro B fino a Casal Monastero un finanziamento di 200 milioni, proprogando ulteriormente la data di consegna dei lavori.
Recentemente, una società svizzera si è interessata alla struttura, proponendo di investire 380 milioni nella struttura, in cambio della gestione degli impianti per 25 anni.
Ma gli interessi dell'azienda svizzera erano probabilmente legati alla corsa ai Giochi del 2020, in ogni caso mancherebbero ancora 100 mila euro per concludere i lavori.
Insomma la vicenda della Città dello Sport, nata sotto Veltroni, con Alemanno non è arrivata ad una soluzione.
La struttura rimane inutilizzata e rappresenta il simbolo di un mancato sviluppo e della riduzione delle possibilità della città.
A cos'altro la Capitale dovrà rinunciare?
Articolo di: Francesca Casale
di Francesca Casale
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