Il World Press Photo 2012 ha i suoi vincitori, consacrati a partire da questo ambito riconoscimento al mondo del reportage d'altissimo livello. Quest'anno però, come non si vedeva da tanto, i veri protagonisti degli scatti sono gli ideali: verità, rivoluzione, libertà, e ancora rinascita dopo la disperazione, morte e sangue sono i soggetti di grandissime fotografie che raccontano due eventi prorompenti della storia mondiale contemporanea.
Da una parte, il nulla rimasto dopo il disastro ambientale causato dalle fuoriuscite radioattive di Fukushima, la disperazione per una vita spazzata via da un'onda troppo violenta, per una vita ormai distrutta dal tempo; dall'altra la primavera araba, la vera rivoluzione che si è consumata in autunno nei maggiori paesi mediorientali, che torna a noi come una testimonianza di fede nel voler cambiare il proprio destino.
Sguardi sinceri che sanno di rinuncia o forse di consapevolezza, che hanno quasi paura a chiedere aiuto; donne che si ribellano alla polizia, o uomini che piangono lacrime amare alla notizia che il Presidente dell'Egitto Mubarak non ha alcuna intenzione di lasciare il paese. Vestiti macchiati di sangue rosso che sa ancora di vita, mentre tutt'intorno giacciono cadaveri esanimi, o ancora guerriglieri che si difendono dagli attacchi del Rais in Libia.
Ogni scatto racconta un pezzo di vita che oramai è dissolto, e ogni scatto è lì a testimoniare che la storia che non impara dai suoi errori, ma descrive anche la voglia di reagire e lottare in nome della democrazia e dell'uguaglianza a costo della vita.
Lo scatto migliore dell 55esima edizione del World Press Photo è di Samuel Aranda, un fotografo spagnolo che è andato in Yemen su commissione del New York Times per dare conto delle feroci manifestazioni a Sanaa contro il Presidente Ali Abdullah Saleh: l'immagine mostra una donna, avvolta in una veste nera, mentre si prende cura e abbraccia un suo parente ferito negli scontri, all'interno di una moschea adibita per l'emergenza ad ospedale.
Suscita rispetto e silenzio la fotografia e coniuga perfettamente la dimensione pubblica e privata della vicenda yemenita, perchè rende con forza la fragilità degli uomini che in tv sembrano eroi invincibili.
Lo stesso vincitore commenta in questo modo la splendida notizia della vittoria: "Credo che sia molto importante in queste occasioni ricordare che il nostro lavoro è fatto per le persone di cui raccontiamo le storie. Vorrei ceh la mia foto potesse essere d'aiuto alla popolazione dello Yemen, una terra troppo speso dimenticata".
Tanti i riconoscimenti anche per gli Italiani, ben 7 per la precisione: suggestive le immagini di Paolo Pellegrin e Alex Majoli, e intensi anche gli scatti di Eduardo Castaldo e Simona Ghizzoni, immortalati al Cairo e nella Striscia di Gaza. Vincono anche Pietro Paolini con una foto di un gruppo di indios in Bolivia e Emiliano Larizza, che ha scelto Haiti come terra di indagine.
di Eleonora D'Urbano
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