È un trio veramente d'eccezione quello che si concede ai nostri microfoni per presentare ‘Il padre e lo straniero' in occasione del Festival di Roma: il regista Ricky Tognazzi e i due protagonisti Alessandro Gassman e Amr Waked.
Disponibili e simpatici come sempre, nonostante l'apparenza inganni: infatti è lo stesso Tognazzi, da sempre amante delle pellicole che raccontano l'evoluzione dei rapporti di amicizia, a proporre l'idea di girare con i due attori un film sul carcere. Con quelle facce sarebbe sicuramente un gran successo!
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Ovviamente si gioca e si scherza, un po' anche per sdrammatizzare l'atmosfera creata dal film, intenso racconto di un rapporto sempre più stretto tra un italiano e un arabo, entrambi genitori di figli disabili. "Siamo una società a crescita zero ma tanti stranieri fanno figli e per questo non ci siamo arrestati" dichiara Tognazzi in conferenza stampa, "è una diversità che arricchisce quella che racconto e che spero arrivi allo spettatore".
Del resto il film vuole trasmettere proprio un messaggio di pace, con un cast quasi più straniero che italiano (oltre ai due attori protagonisti c'è Ksenia Rappoport nei panni della moglie di Gassman e Nadine Labaki nel ruolo di Zaira, cognata di Waked), in una rappresentazione quasi irreale - ma sicuramente auspicabile - dell'Italia di oggi.
È lo stesso Gassman a sottolinearlo sempre in conferenza stampa: "Lo straniero rimane la figura emblematica di un uomo che è distante da noi per cultura e tradizioni e ci può offrire un esempio di come dovremmo comportarci in questi casi". E lo straniero non è solo colui che proviene da una nazione diversa: è il bambino disabile, la madre ormai estraniata dal mondo per prendersi cura di lui e anche lo stesso italiano, originario però di un'altra regione. Lo dimostra Walid, il personaggio di Waked, durante un viaggio in Siria con Diego: bisogna stare attenti agli arabi, commenta camminando in un mercato, perché sono come i napoletani.
Solo che Diego, in tutta la sua ingenuità, pensa ad accomunare arabi e napoletani sia la passione per il canto. Una battuta improvvisata e stimolata - come ci racconta Gassman - dalla somiglianza tra Tunisi, location delle riprese, e i quartieri napoletani. Del resto, il pregiudizio ha radici vicine: ci pensa Tognazzi a disintegrarlo con una storia d'amore e d'amicizia.

