Sab, 30 Ottobre 2010 su Cinema

'La scuola è finita' presentato al Festival di Roma - VIDEO

Valerio Jalongo descrive lo scenario sconfortante delle istituzioni scolastiche...GUARDA l'INTERVISTA


 
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La scuola è veramente finita, e non a favore delle tanto attese vacanze, ma per lasciare spazio ad aule fatiscenti e ad un'educazione malata: questo è il messaggio trasmesso dal nuovo film di Valerio Jalongo, in concorso al Festival di Roma.

Il titolo è più che evocativo - ‘La scuola è finita' appunto -, per sottolineare che nelle nostre istituzioni scolastiche c'è qualcosa che non va ed è qualcosa di difficilmente sanabile.

Ce lo dimostra Alex, interpretato dal giovanissimo Fulvio Forti, studente conteso da due professori insoddisfatti (Valeria Golino e Vincenzo Amato), che finiranno per soccombere di fronte agli squilibri del loro ‘pupillo', o forse più semplicemente di fronte a se stessi e alle proprie mancanze.

Un film dal messaggio forte e non fraintendibile, come sottolinea in conferenza stampa lo stesso regista: "Io sono anche un professore, quindi in questo film ho cercato di raccontare qualcosa che è inspiegabilmente assente in molte fiction, in molti giornali e in molti film, una scuola che non è quella rassicurante dei licei classici frequentati dalla buona borghesia che spesso vengono rappresentati, ma la scuola frequentata dalla maggioranza dei ragazzi italiani".

Una critica agli istituti scolastici, che si collega sorprendentemente alla protesta che ha invaso il red carpet, sospendendo la scaletta, durante il primo giorno del Festival: "Credo che le circostanze avvicinino questi due eventi, la protesta e il nostro film" spiega Valeria Golino, "la parentela è ancora più evidente e, in questo senso, anche di buon auspicio. Fanno parte dello stesso malessere che va avanti da troppo tempo".

Una pellicola in cui molti giovani probabilmente si riconosceranno, perché la storia è tristemente reale e lo conferma il giovane attore Fulvio Forti, che ammette candidamente di rivedere se stesso nel suo personaggio, problematico e diffidente: "Ci sono molte analogie tra la sua storia e la mia storia, ma mi riconosco soprattutto nel non essere ascoltato, nell'essere il risultato di questo sistema scolastico che non ascolta i ragazzi problematici, si fermano tutti a guardare l'apparenza o un certo tipo di atteggiamento".

Genitori assenti, professori poco interessati all'insegnamento, strutture in decadenza e studenti abbandonati a se stessi: questo è lo scenario descritto da Jalongo e non lo si può di certo definire confortante.

Una scuola finita sotto tutti i punti di vista, con un'unica speranza riposta negli stessi ragazzi, che dovranno imparare a cavarsela da soli. Forse loro riusciranno a cambiare le cose, ma ce la potranno fare senza una guida che mostri loro la strada?

di Grazia Cicciotti
Funweek.it
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