Arriva finalmente al Festival di Roma la tanto attesa Julianne Moore, che oggi 2 novembre ha ricevuto il premio Marc'Aurelio d'oro da Paolo Sorrentino e ha presentato - per l'occasione - il suo ultimo film, ‘I ragazzi stanno bene', storia di una famiglia moderna formata da una coppia di donne con i loro due figli, avuti grazie all'inseminazione artificiale.
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Julianne arriva proprio nel giorno della dichiarazione ‘scandalo' di Berlusconi, "Meglio essere appassionato di belle ragazze che gay", che l'attrice commenta con queste parole: "Penso che sia un'espressione arcaica e idiota. Viviamo in un'epoca in cui si è chiarito che l'orientamento sessuale della persona dipende dalla biologia, sappiamo quanti grandi personaggi omosessuali ci sono stati nella storia: ognuno è quello che è". La Moore mostra sul palco una grande classe e una grande intelligenza nel rispondere alle domande dei giornalisti: elegante e raffinata, l'attrice ha indossato gonna e camicia rosse, concedendosi anche delle scarpe altissime e decisamente sexy.
A chi le chiede cosa vuol dire essere un'attrice cinquantenne ad Hollywood, risponde divertita di non avere ancora cinquant'anni e aggiunge: "La questione dell'età continua ad emergere e francamente non so che dire. Più i media insistono su questo fatto e più si peggiorano le cose". Insomma, si può essere belle anche a 50 anni e non c'è bisogno di sottolinearlo in continuazione, facendolo apparire un fatto inusuale. A Julianne, inoltre, importa poco: è un'attrice super impegnata, ma soprattutto una moglie e una mamma, e questo l'ha aiutata molto nell'interpretare il suo ruolo nel film: "È un film su un rapporto di coppia, con i suoi problemi comuni, anzi, ci si dimentica che sono due donne. Non è la storia di un incontro e del primo amore, ma di una coppia, come tanti di noi, sposata da molti anni, alle prese con la famiglia e con i figli, ma è proprio su questi elementi che cresce il vero rapporto". C'è chi si lamenta del fatto che nel film i rapporti sessuali tra le due donne appaiono noiosi e un po' 'nascosti', al contrario dei rapporti eterosessuali, più nudi e spregiudicati. La Moore risponde con ironia che il paragone non deve essere fatto tra rapporti gay e rapporti etero, ma tra rapporti prima e dopo il matrimonio.
Un film che guarda avanti, trattando i comuni problemi di una coppia con i figli che stanno crescendo, senza soffermarsi sul fatto che al posto di un uomo e una donna ci siano due donne. Una realtà sempre più frequente, almeno negli Stati Uniti, e che può realizzarsi anche altrove, basta volerlo: "Da esseri umani, siamo abituati a suddividere tutto in categorie" dichiara Julianne, "ma dobbiamo imparare a dividere meno le cose, vedendo le persone solo come esseri umani. Più conosci le persone che reputi diverse, più ti accorgi che non lo sono affatto". E questo suggerimento della Moore non poteva giungere in un giorno più adatto.

